IDENTIA' E CARISMA DELLA VITA MONASTICA PASSIONISTA

 

                                          I  PARTE 

A) BREVE STORIA DELLE CLUASTRALE PASSIONISTE

1. Dal volume I° di P. Enrico Zoffoli, San Paolo della Croce, Storia Critica, raccolgo alcuni elementi che mettono in risalto il pensiero di Paolo della Croce sul ramo femminile della sua Congregazione. Il Fondatore aveva pensato al monastero delle Passioniste da molti anni; porteà a compimento l'opera nel 1772, ma 37 anni prima, nel 1735, ne parlava già con Suor Cherubina Bresciani ( L, I, p. 445 ).

2. Non si è mai mosso prima perchè non vedeva chiaramente sull'opera l'approvazione della Volontà di Dio. Gli pareva una buona idea, ma non gli bastava; come in tutte le sue iniziative, voleva la certezza e cominciò ad averla, non quando incontrò chi concretamente sovvenzionava la costruzione del primo monastero, oppure quando si delineò la soluzione di altri problemi legati per es. alla mancanza dei voti solleni nella Congregazione maschile, o all'insicurezza della sussistenza economica del monastero, ecc, ma quando trovò la persona cui affidare l'iniziativa, quella che lui chiamava * pietra fondamentale *  ( L I, p. 608 sg ); la ven. Madre Maria Crocifissa Constantini.

Seguendo sempre la ricerca della volontà di Dio, alla quale si rimetteva anche nel caso del corrispondente in tutto all'impostazione dei monasteri che lui conosceva e nei quali predicava. Per es. era contrario al parlatorio, era favorevole al mangiare di magro e ad alzarsi di notte, cose che non piacevano al benefattore e costruttore di Corneto, Domenico Costantini e al vescovo Giustiniani, e che Paolo affrontò senza paura, dicendo loro chiaramente che, se volevano un tipo di monastero del genere, lo costruiscono tranquillamente per altri Istituti già esistente ( cfr, P. E. Zoffoli, o,c p. 1324 e p. 1377 ).

3. Le prime regole ( io citerò solo queste )furono presentate a Clemente XIV il 01 luglio 1770. Nella petizione al S. Padre, è interessante la descrizione fatta da Paolo della Croce delle postulanti che desiderano entare nel nuovo monastero; Divote persone che vestir desiderano l'abito della ss.ma Passione dell'amabilissimo Divin Redentore ed osservarne l'Istituto  ( P.E.Zoffoli, o.c p. 1335 ). Paolo non intendeva solo l'abito materiale, ma, conoscendo bene il pensiero di S. Tommaso d'Aquino, l*habitus * ossia qualcosa che riveste la persona in forma abituale. La memoria della Passione del Signore doveva essere continuamente presente e di cui sempre rivestirsi.L'abito, che non si toglieva neppure per dormire, era perciò il segno esterno e permanete della continua memoria personale della Passione di Gesù, il richiamo costante a uno stile di vita che attendeva amorosamente alla Passione del Signore ( cfr.P.C. Brovetto, La Spiritualità di San Paolo della Croce e la nosta Spiritualità passionista contenuta nel voto specifico, Curia Generale Passionisti, Facsicoli verdi, anno 1982,pp.24-25 ).

4. Per Paolo della Croce la Memoria della Passione del Signore non era una devozione tra le altre o come le altre, ma il cuore della vita spirituale della passionista. P.A.M.ARTOLA sottolinea però che le revisioni giuridiche delle Regole antiche dei Passionisti hanno fatto prevalere il concetto di * devozione * su quello di * memoria * che invece richiama meglio l'ispirazione originale di Paolo ( cfr. La presenza della Passione di Gesù nella struttura e apostolato della Congregazione passionista. Fascicoli verdi, Roma 1980,p,14s, ), Scrivendo alla superiora del primo monastero. Paolo della Croce afferma che le; Figlie della Passione.. debbano non solo coll''abito, ma molto più con il cuore, con la mente e con le opere fare un perfetto lutto per amore del Crocifisso Signore e medicare coll'esercizio continuo delle virtù le piaghe sue santissime, essendo questa la mira che si è avuto nell'istituzione del loro Istituto, ( L. II, p, 327 ). ( NB; viene ricordata la visione di Lucia Burlini delle colombe che lambivano le piaghe del Salvatore.

5. Il testo citato illumina anche la finalità della * riparazione *, forse da Paolo più decisamente e chiaramente presentata alle sue figlie che ai suoi figli. Anche la fondatrice, Maria Crocifissa, aveva * vocazione riparatrice * ( P.E. Zoffoli, o. c . p 1354 ). La riparazione è descritta come opera di consolazione del Redentore, ma oggi si deve completarla con il concetto di * redamatio * ( RHANER ) e di partecipazione all'opera di Gesù e della Chiesa per * meditare le piaghe dell'umanità ossia le piaghe di Cristo oggi, ricostruire le persone devastate da ogni serie di mali, spirituali e materiali. Paolo nei Regolamenti scrisse; Abbiamo a cuore la conversione delle anime peccatrici, eretici e infedeli, la santificazione dei prossimi, la liberazione delle anime del Purgatorio, l'esaltazione della S. Madre Chiesa ( in quache lettera specifica; gravi bisogni della Chiesa ), per il Sommo Pontefice e li altri Superiori, per gli Operai Evangelici .. ( Regolamenti, cap, II, n. 14 ). Se ci si apre alle richieste della * nuova Evangelizzazione *, questo elenco dovrebbe essere aggiornato notevolmente !!

6. Il Fondatore per l'approvazione delle Regole non chiese subito il * Breve apostolico *, ma un semplice * Rescritto *, perchè voleva che le monache sperimentassero le Costituzioni per potervi apportare modifiche e magari mitigazioni ( cfr. P. E. Zoffoli o. c. pp. 1336-1339 ). Fu profeta perchè già nel 1787, il fondatore era ormai morto da tre anni, le religiose chiedevano alla Congregazione della via religiosa, la grazia di alcune modifiche e nel 1790 Pio VI,il 30 luglio, approvò il testo ufficiale, modificando notevolmente il primo in 14 capitoli ( cfr. P.E. Zoffoli o. c. p. 1395 ). Il Rescritto fu firmato il 30 settembre 1770, circa un anno prima dell'apertura del primo monastero.

7. Il primo monastero fu aperto nella primavera del 1771, ma il fondatore non fu presente, causa problemi di salute. La benedizione della Chiesa dedicata a Maria Presentata al Tempio, come il primo ritiro della Congregazione maschile, avvenne il 06 aprile 1771; il 03 maggio 1771 la vestizione delle prime monache. Madre Crocifissa Costantini fu la prima superiora del monastero ( cfr. p. e. zOFFOLI. O. C. P. 1352-1353 ). La professione delle novizie si celebrò il 20 maggio 1772. 

                    Espanzione della vita claustrale passionista.

8. Il monastero di Tarquinia ( Itali ) fu fondato nel 1771. Il 15 aprile 1787 era morta Madre Maria Crocifissa. Nel 1810 tutte le religiose ( erano 27 ) furono cacciate dal monastero sotto il governo francese. La comunità si ricompose nel 1814 e ricominciò subito a vivere pienamente la Regola. 

Nel 1872 fondazione a Mamers ( Francia )

Nel 1904 fondazione di Tielt ( Belgio )

Nel 1905 fondazione di Lucca ( Italia ), predetta da Santa Gemma Galgani.

Nel 1910 fondazione di Pittsburg USA

Nel 1913 fondazioen di Messico

Nel 1915 fondazione di Vignanello ( Italia )

Da uno studio di P. Floriano Defabiis ( verso quale futuro, anno 2013 ) risultava che alla fine del 2012 i monasteri erano 39; 12 in Italia, 3 in Francia, 4 in Spagna, 2 in Belgio, 5 nelgi USA, 4 in Brasile,  1 in ognuna di questi nazioni; Argentina, Giappone, Colombia, Inghilterra, Messico, Filippine, Corea, Indonesia 2. 

B) UNICO CARISMA DELLE DUE FONDAZIONI DI PAOLO DELLA CROCE 

1. Il Fondatore e il carisma

9. Le nostre Congregazioni religiose sono una concreta realtà ecclesiale che fonda la propria vita, esperienza spirituale, preghiera, metodo pedagogico e finalità su un carisma preciso, donato a una persona precisa, in una particolare circostanza storica di grande bisogno della Chiesa nel suo dialogo con il mondo.

F. CIARDI ( I Fondatori Uomini dello  Sprito, Ed. città Nuova 1982, pp.251-253 ) afferma però che in San Paolo della Croce si trovano due originalità come fondatore; in lui, prima dello scopo pastorale, il carisma nasce da un'esperienza mistica, ed è chiarissimo e senza equivoci.

La risposta alle necessità della Chiesa in San Paolo della Croce nasce, infiatti, divesamente da altri fondatori, perchè si sente attratto dal Cristo * Patiens *, prima ancora di intuire che questa divozione è la risposta che Dio vuole dare alle tante * iniquità che abbondano nel mondo *. Sente di essere chiamato a brucciare e a comunicare questo fuoco attorno a lui attraverso il mistero della Passione del Signore; Accendiamo questo fuoco divino nei cuori dei nostri poveri prossimi mediante la santa predicazione delle Pene SS. me del nostro Amato crocifisso ( L IV, 228 ).

Motivazione prioritaria perciò della nostra vita religiosa passionista è la sequela di Cristo Crocifisso e Risorto. Il nostro carisma, dono gratuito ( gratia gratis data ) dello Spirito Santo per il bene di tutta la Chiesa, è il nostro modo originale di conformazione a Cristo, vivendone un particolare aspetto, e da questo viviamo tutto il mistero di Cristo e del suo vangelo. In qualsiasi forma di vita religiosa, la conformazione a Cristo è centrale; è un innamoramento della persona di Cristo, un fascino per lui, che diventa conformazione a una caratteristica ( cfr. F. CIARDI O. C. PP. 264-265 ). Solo dopo arriva, anche se indissolubilmente legato, uno scopo apostolico, almeno per S.Paolo della Croce.

10. Paolo della Croce è anche considerato uno dei pochi fondatori che hanno avuto un'idea precisa e chiara della propria spiritualità e delle finalità della propria fondazione. In pochi fondatori un particolare mistero di Cristo entra con un'energia così intensa e totalizzante come in san Paolo della Croce. Anche lui indirizza se stesso e le anime che avvicina al Cristo per essere tutto rivestito di Gesù Cristo, imparare a praticare i divini costumi ( L III, 192 ), Per ricopiare le virtù del divino esemplare Gesù Cristo e vivere del suo santo spirito. Ma il Cristo cui guarda con intensità unica è il Cristo Patiens. Nei suoi scritti quasi mai il nome di Gesù è disgiunto dalla Passione e dalla croce. Tutta la vita è guidata da questo mistero che ha voluto esprimere nel suo stesso nome; Paolo della Croce... S. Vincenzo M.Strambi sintetizza; Egli ebbe sempre un desiderio ardentissima di conformare la sua vita a quella di Gesù Crocifisso e di risvegliare nei fedeli la memoria della croce e della morte di Gesù nostro Redentore. Quì troviamo tutti i pensieri della sua vita, quì i desideri infuocati del suo cuore, quì tutte le sue azioni, i suoi viaggi, i suoi esercizi spirituali, le sue missioni. S. Vincenzo M. Strambi, vita del ven. servo di Dio Paolo della Croce p. 345 ). Alla Congregazione il fondatore trasmetterà, infatti, la stessa visione del Cristo.. Un quarto vot; promuovere nel miglior modo che potrà la devozione verso la SS.ma. Passione di Gesù Cristo, sottolinea ulteriormente la centralità di tale mistero nella esperienza di Paolo della croce ( F. CIARDI o.c. pp. 176-178 ).

                          2.  Indentità spirituale tra le due fondazioni di Paolo della Croce

11. Nel breve del 25 luglio 1772, in risposta a una lettera del vescovo mons. Banditi che informava Benedetto XIV dell'apertura del monastero, il Papa scriveva; Nei vostri cuori e nella vostra mente sia ognora impressa e scolpita la Passione di Gesù Cristo Signore nostro, che è la divisa e l'ornamento che portate e in cui dimora tutto il vigore e la bellezza del vostro Istituto. Nella meditazione di essa, riponete la vostra attenzione, tutto lo studio e tutto il vostro dieltto. Qualora abbiate continuamente a cuore la Passione e la Morte del nostro Redentore, nessuna cosa potrà riuscire molesta, nè disgustosa; anzi fra i medesimi travagli ed angustie che sogliono affliggere in questa vita l'immitazione del condottiero e Sposo vostro produrrà in voi i bei frutti della pace interna e della giocondità.. Quando in tal guisa il mondo sarà crocifisso  a voi e voi al mondo... non mancherà codesto vostro convento di spargere un gratissimo odore di virtù e di soavità.

12. La centralità del Crocifisso nella spiritualità dei nostri monasteri è chiarissima in Paolo della Croce. Scrivendo alla Costantini, nella stessa circostanza diceva; Facciamo risplendere in tutto il vero spirito del Crocifisso, acciò siano lo splendore del mondo ormai tanto rilasciato ( L II, p.333 ). In altre lettere alla superiora spiga lo scopo dell'Istituto; che siano tutte sante e riescano di un ottimo odore prima al Crocifisso, poi per la gloria del Crocifisso a tutto il mondo ( L.II, p. 327 ). Il Fondatore aveva chiarito molto bene il carisma anche nei vari nomi da lui usati per indicare le monache passioniste come * Colombe del Crocifisso * oppure ;

Nido delle colombe di Gesù Cristo ( P. E. Zoffoli, o .c. P. 327 ).

Figlie della Passione ( P. E. Zoffoli, o,c.p. 1338 e 1389, L.II P. 327 )

Religiose della Passione ( P.E.Zoffoli, o.c.p. 1333 )

Spose del Crocifisso ( L II, p.323; P.E.Zoffoli, o.c.p. 1388 e 1389 )

Monache della SS. Passione ( P.E Zoffoli, o.c.p. 1333)

Religiose della SS.Croce e Passione di Gesù ( P.E.Zoffoli,o.c.p.1336 )

13. P.Enrico Zoffoli sottolinea che tra le Claustrali passioniste e la Congregazione maschile passionista esiste una vera affinità o identità spirituale nel fare tutto per le pene del Signore e condurre una vita di nascondimento con il Cristo Crocifisso in Dio. Possiamo desumere quest'affinità o identità non solo nella descrizione del carisma della * memoria passionis* nelle regole scritte da Paolo per l'una e per l'altra Congegazione, ma anche da altri dettagli; la prima Chiesa di Corneto è dedicata alla Presentazione di Maria, come la prima chiesa del monte Argentario ( P.E.Zoffoli,o.c.p. 1350-1351 ), il vestito è totalmente simile a quello dei religiosi passionisti ( lo stesso abito, lo stesso segno ).. Mentre la materia che riguarda la vita del monastero chiaramente è diversa da quella descritta nelle Regole del ramo maschile, i punti di contatto sono numerosi e identico lo spirito che le informa. Forse le Costituzioni del monastero, su quelle della Congragazione vantano una maggiore chiarezza e linearità di espressione in quanto al fine o idea ispiratrice della comune vocazione, fine talmente sottolineato da essere oggetto di un introduzione che fa da anima e premessa inequivocabile a tutti i capitoli che seguono, quale anima che li trascende e motiva.. ( P.E Zoffoli. o.c.p. 1391, nota 408 ). P.Zoffoli osserva pure che ; la prima idea dell'Istituto non escludeva uno sviluppo, capace di delineare in un secondo ramo della Congregazione e anzi lo conteneva in germe.. ( o.c.p. 1285 ).

P.F Giogini conferma dicendo che Paolo pensò alla costruzione di un monastero per religiose che vivessero la stessa vocazione dei passionisti, tanto che non vi è alcun dubbio che la fonte primaria delle regole delle religiose passioniste siano le regole dei passionisti già approvate dalla Chiesa ( Storia della Congregazione ? pp. 529 e p 553 ).

                        3. La collaborazione reciproca

14. Paolo della Croce affidò alle contemplative passioniste, con voto, anche lo stesso apostolato della Congregazione maschile di * promuovere la grata memoria della Passione del Signore * con continue preghiere, per ottenere da Dio grazie abbondanti agli zelanti operari evangelici. Nella Regola specificherà in concreto; Dovrà essere alle religiose molto a cuore la dilatazione della devozione della Passione di Gesù Cristo; perciò la inculcheranno nell'esercizio della dottrina cristiana e faranno lo stesso scrivendo e parlando per necessità e per carità con parenti o con altre persone del secolo.. Questa collaborazione incominciò subito e possiamo desumerlo dalle Cronache del monastero; Se ai suoi figli addossò il carico di cercare anime col predicare Cristo Crocifisso a proporzione volle che la pricipale occupazione delle sue figlie fosse di morire a tutto il creato per vivere soltanto a Dio colla fedele pratica di ogni virtù; volle insomma che tutte intese fossero a ricopiare in loro stesse i lineamenti del Crocifisso che mediante le continue preghiere attenessero dal Padre delle misericordie grazie abbondanti agli zelanti operari evangelici sicchè, mentre i religiosi della Passione occupati sono a procacciare la salute colla predicazione, lo fossero anche esse colle orazioni incessanti e con la santità della vita ( Cronache del monastero, c.I,pag 1 e sg ).

15. La collaborazione fu soprattutto formativa e spirituale. Paolo della Croce volle che il carisma del monastero fosse difeso e sviluppato tramite l'assistenza spirituale e formativa dei religiosi passionisti. Ma sopra ogni altra cosa fu loro di grande eccitamento al fervore l'assistenza dei primi Padri della Passione, in specie P.Giammaria, chiarissimo per virtù, esperienza e dottrina. Questo padre era di frequente fra loro per animarle, confontarle e guidarle nel servizio di Dio e nella pratica dei più minuti atti regolari per formarle a secondo dello spirito dell'Istituto. Altrettanta era la premura del Ven. Fondatore che qualunque in età avanzata e sempre infermo, tuttavia non cessava d'invigilare per il buon governo di esse che tanto gli erano a cuore ( Cronache del monastero c.II, pag. 2 e sg. ).

P.F Giorgini annota; il monastero passionista non dipendeva giuridicamente dalla Congregazione dei Passionisti, non avendo essa i voti solenni, ma dall'ordinario del luogo, ma spiritualmente Paolo della Croce volle che ci fosse un'unione stretta e anche desiderò una formazione permanente assicurava da persone designate dal superiore generale della Congregazione che dovevano rimanere nel monastero un messe per tre volte l'anno .

16. La collaborazione continuò anche a livello materiale. Specialmente agli inizi, il monastero visse in grande ristrettezze economiche; anche papa Clemente XIV fu costretto a mandare un sussidio di 300 scudi annui, sussidio che continuò fino 1810. Nel 1808 erano più di 37 persone in monastero, dice la madre presidente Maria Arcangela della Presentazione, che commentava; Mi creda che se non ci fossero le dozzine delle educande, nonostante le elemosine grandi che ci fanno i pii benefattori. non potremmo sussistere; con queste si rimedia, ma non si gode. Cosi i Missionari Passionisti pensavano a fare spese per le monache, con maggiori risparmi a Roma, questuavano per loro e addirittura andavano a coltivare l'orto o fornivano altre collaborazioni importanti ( cronache del monastero, pag,8 ).

17. L'affinità carismatica tra i due Istituti, non è forse stata tenuta sempre viva e operante, specialmente dal ramo maschile. Ci sono religiosi che non hanno mai avuto alcun legame con i nostri monasteri, e non sperimentano la serenità apostolica che deriva al loro impegno apostolico, appoggiandosi al sostegno continuo e sicuro delle preghiere e dalle penitenze delle nostre consorelle. Non sempre i responsabili dell'apostolato delle varie provincie religiosi, forse, informano sistematicamente i monasteri delle loro iniziative apostoliche, mentre i monasteri le attendono per finalizzare la loro collaborazione su precisi progetti pastorali. 

                              4. Il Carisma semplifica la fede nell'incontro con una persona

18. Ogni carisma è un dono particolare dello Spirito Santo che fa comprendere il contenuto della fede, e scegliere lo stile di vita conseguente, in forma molto semplice, partendo da un aspetto dell'immenso mistero del Signore Gesù. 

Il contenuto della fede è molto semplice; io credo in Dio. Ma la realtà più semplice e sempre, anche, la realtà più profonda e che tutto abbraccia ( Card. Ratzinger, La fede della Ciesa di Roma, 2 ). E secondo DE LUBAC è al singolare che noi dobbiamo parlare del mistero cristiano.

Un carisma non fa altro che aiutare a capire la novità radicale del cristianesimo; Dio si è fatto uomo, l'eterno è entrato nel tempo. Scrive don Giussani; il Verbo di Dio si è fatto carne, perciò la bellezza s'è fatta carne, la bontà s'è fatta carne, la giustizia s'è fatta carne, l'amore, la vita, la verità s'è fatta carne, l'essere non sta in un iperuranio platonico, si è fatto carne, è uno tra noi. La fede cristiana è  la memoria di un fatto storico in cui un Uomo ha detto di sè una cosa che altri hanno accettato come vera e che ora, per il modo eccezionale in cui quel Fatto ancora mi raggiunge, accetto anch'io. Gesù è un uomo che ha detto; Io sono la via, la verità, la vita.

Quando il Precursore esclamò: Ecco l'Agnello di Dio. Ecco Colui che toglie i peccati del mondo, diede alla fede ebraica la sua nuova essenzialità. Anche Gesù ha condensato la fiducia in Dio cosi; Dimorate in me, e io dimorerò in voi. Come il tralcio non può da sè dar frutto se non rimane nella vite, così neppure voi, se non dimorate in me. Io sono la vite, voi siete i tralci. Colui che dimora in me e nel quale io dimoro, porta molto frutto; perchè senza di me non potete far nulla. ( cfr. Gv 15,4-10 ).

19. Avere fede in Gesù, vero Dio e vero uomo, ci apre al mistero trinitario e al mistero dell'uomo. Gesù è il Signore, fu la prima confessione dei cristiani e da essa si è sviluppata tutta la professione di fede del credo, apostolico e niceno. L'economia della salvezza sta tutta nel progetto del Padre che Cristo morto e Risorto ci salvasse, diventasse nostro contemporaneo, permanendo tale attraverso i segni sacramentali della Chiesa e la presenza operosa dello Spirito Santo. Nessun modo di presentare e vivere la fede, come il condensarla nell'incontro con la Persona del Redentore, rende la nostra vita degna di essere vissuta, che, altrimenti, troveremmo senza senso, senza sbocchi, deludente e appiattita sull'immediato, incolore. Il motivo dell'Incarnazione è anche di essenzializzare la fede e semplificare il cammino.

20. Ogni carisma è provvidenziale semplificazione della fede e dell'unità dei suoi diversi articoli, perchè l'accentra nell'essenza del cristianesimo, Gesù nostro Signore. Il carisma ci aiuta a condensare la fede sparpagliata in tanti brandelli di verità in un centro preciso e unificante, in questa presenza inconfondibile, per noi, del Cristo Crocifisso e Risorto, evitando la fragilità di una fede ridotta a semplice conoscenza nozionale, sentimento o eticismo. 

Sappiamo che tutto ha origine dalla Trinità e tutto deve portare alla Trinità, ma nostra vocazione religiosa apre una porta, traccia un itinerario verso Essa, partendo da Cristo, dalla sua umanità dolente e gloriosa. Almeno questo è evidente, a mio parere, in Paolo della Croce; Questo può essere un altro modo di riferirsi al Dio Padre di nostro Signore Gesù Cristo, al Dio Trinitario della confessione cristiana. 

La centralità di Cristo aiuta la fede ad avere anche incidenza reale sulla nostra vita, altrimenti correrebbe il rischio di rimanere una serie di proposizioni che non toccano l'esistenza reale presente. La fede è per noi passionisti un incontro vivo con il Crocifisso e Risorto, paradigma concreto della stessa personalità del credente; Io vivo, ma non sono più io che vivo, è Cristo che vive in me ( Gal.2,20 ). Conoscere Te, è conoscere me, diceva sant'Agostino per cui diceva a Cristo; Tu sei proprio me.

21. Nello stesso tempo il carisma, coniuga nelle diverse sue articolazioni di vita e di attività, semplifica lo stesso cammino di fede con la certezza che non sarà fallimentare; 

- Nella professione dei voti avremo il centuplo in questa vita e la vita eterna nell'altra.

- L'avventura della vita umana e divina di Cristo ci convince che anche la nostra è abitata dal suo mistero e ci attende, evitando di appiatirci sull'immediato, aiutandoci ad affrontare le sfide della vita in questo momento storico di vuoto, di smarrimento, in cui non si desidera più nulla e ci accontenta delle carrube gettate ai porci ( cfr Lc 15,11-32 )

- Centrare la fede nella persona del Cristo morto e risorto significa essere protagonisti della storia reale dell'umanità, anche se diversamente dagli altri. Benedetto XVI diceva; Il contributo dei cristiani è decisivo solo se l'intelligenza della fede diventa intelligenza della realtà 

- Conoscere la Passione del Signore non è riduzione di scienza, ma conoscenza della vera sapienza e potenza di Dio, direbbe S.Paolo Apostolo. S. Paolo della Croce sintetizzerebbe; Nella Passione vi è tutto, per cui il nostro carisma favorisce la sapienza di saper leggere tutto il discorso su Dio ( teologia ), sull'uomo ( filosofia, psicologia e umanesimo ), sul sociale, partendo dal mistero dell'Incarnazione, Passione, Morte e Risurrezione del Figlio di Dio. 

22. Paolo apostolo e Paolo Danei si gloriavano di annunciare * Cristo e Cristo Crocifisso *, centro del loro apostolato. Ciò non significava che non s'interessasero di tutto il resto del messaggio evangelico, delle situazioni della Chiesa, delle necessità della gente, della catechesi e di ogni altra programmazione pastorale, come la carità verso i poveri, gli ammalati, i problemi della giustizia, la riconciliazione delle persone e delle famiglie, la pastorale degli adulti, dei giovani, dei bambini, solo che tutto veniva raggiunto, assunto, evangelizzato, redento con il messaggio del Crocifisso, e anche egregiamente, nella convinzione che chi veramente convertiva, convinceva, consolidava la fede era Lui, il Crocifisso Risorto, per la potente loquela della sua umiltà, del suo amore, più forte e convincente della persuasività dei vari argomenti umani e strategie pastorali.

                           5. Importanza della meditazione e contemplazione

23. Il mondo se ne giace in una profonda dimenticanza delle amarissime pene sofferte da Gesù Cristo nostro vero Bene, essendosi poco meno che estinta la memoria della dì lui SS.ma Passione nei fedel, lamentava S. Paolo della Croce. Per superare le forme ridotte di Memoria del suo tempo, come le diffidenze quietiste e le tendenze gianseniste circa la Passione del Signore, oppure la meditazione semplicemente devozionale del 700, da lui considerata, coma da Don Ludovico Antonio Muratori, massimo erudito del secolo, devozione troppo superficial, il fondatore diede indicazioni molto precise alle nostre due famiglie religiose. 

Nel capitolo delle Regole dove si tratta del voto di promuovere il religioso culto e grata memoria della Passione e Morte di gesù Cristo Signor nostro scrive; Siccome è proibito alle religiose di predicare, perciò adempiranno questo santo voto nelle proprie persone, applicandosi a meditarla nella santa orazione, tanto più che la meditazione della Passione è utilissima per la perfezione di tutte le tre vie spirituali, purgativa, illuminativa e unitiva.

24. Paolo della Croce era convinto che la vera e più sicura porta ( cfr, Gv 10.7-9 ) sull'abisso della Trinità, fosse proprio il Cristo Crocifisso; bisogna passare per la porta che è Cristo, come lui stesso dice nel Vangelo. E chi passa per questa divina porta se ne sta dove sta lui; lui sta nel seno del Padre e dove sta lui conduce le sue care pecorelle. Era sufficiente perciò immergersi nella Passione senza altri procedimenti mistici di estraniazione dalle cose per arrivare alla contemplazione. Non si può passare alla contemplazione della dvinità infinitissima ed immensissima senza entrare per la porta dell'umanità divinissima del Salvatore, con imitare fedelmente le sue altissime virtù e principalmente quella profondissima umila ed annichilamento, che in tutte le sue ss.me azioni ci ha tanto divinamente insegnato ( L I, p.256 9.

25. Pare cosi insistere su una legittima contemporaneità dell'anima ai fatti della Passione del Signore; essa contempla ciò che ha fatto il Signore per noi nell'atto dell'essere tradito, coronato di spine, flagellato, crocifisso, come aveva assistito la Madonna sotto la croce. Nella memoria si attualizza un momento decisivo della storia della salvezza, sempre presente nel Corpo Mistico della Chiesa e sempre rinnovato nell'Eucaristia. L'Eucaristia ha proprio la caratteristica di riportare sacramentalmente alla contemporaneità gli eventi che celebra.

Se non fosse così sarebbe illegittimo tenere il Crocifisso come simbolo principale del cristianesimo, appeso dappertutto, anche addosso, illegittimo perchè, ora come ora, il Signore è risorto e vivo in cielo e sulla terra; vivo e glorioso. Eppure noi adoriamo il Crocifisso, lo meditiamo, lo invochiamo, troviamo conforto nelle nostre sofferenze, forza per lottare contro il male, anche perchè la Passione di Cristo continua anche oggi nella Chiesa, nel mondo. Ci sono spiritualità legate alla croce, santi, stigmatizzati accertati; se fosse vero il concetto della contemporaneità della Passione non si capirebbero le loro stigmate, per es. quelle di S.Francesco d'Assisi, di S.Gemma Galgani, Esse sarebbero solo uno scherzo di Dio ??

                                         6. L'inculturazione del carisma

26. Il Fondatore è un iniziatore di un'esperienza ancor viva e che si sta ancora sviluppando ( MR 11 ), tanto che i seguaci continuano a essere creativi come lui ( F. CIARDI, I Fondatori, uomini dello Spirito, p.7 ). In qualsiasi evoluzione e incarnazione o inculturazione del carisma di un Istituto rimane importante capire il centro della propria spiritualità, il fuoco iniziale che tiene in vita e permette un'evoluzione sana e doverosa dell'inizio carismatico.

L'inculturazione del nostro carisma ( cfr. VC 80 ) suppone la trasmissione in profondità dei valori originali della vita passionista alle diverse culture, perchè di per sè portatrice di valori evangelici, là dove è vissuta con autentica. Si tratta di conoscere e rispettare e salvare il carisma del fondatore e di metterlo in contatto con le nuove sfide, i nuovi contesti, come la scelta degli ultimi, il rispetto del pluralismo etnico e religioso, la promozione della donna, ecc.. contesti attuali e molto differenti da quelli in cui si il carisma è manifestato per la prima volta.

Ogni forma di vita consacrata, se mantiene la forza profetica che le è propria, diventa all'interno di una cultura fermento evangelico capace di purificarla e farla evolvere, non solo per la sua immediata utilità pastorale, ma per la vitalità della vita cristiana ha, con l'azione dello Spirito, una vera capacità inculturante. Anche la vita consacrata in se è già un'efficace .

27. L'aspetto spirituale essenziale dei nostri Istituti religiosi si basa su una particolare esperienza d'imitazione della vita di Gesù che rimane sempre fondamentale nel cammino della spiritualità e nelle motivazione apostoliche, mentre lungo la storia, la struttura esterna ( abito, forme di vita comunitaria, modalità di presenza nel mondo ) possono e devono essere riorganizzati, ma sempre in linea con la spiritualità. Quindi è da valutare se il carisma aiuta a vivere, a crescere, a evangelizzare il mondo che nel frattempo è cambiato. Deve essere utile e portare vita oggi, come dono attuale dello Spirito per la gente.

Il problema del faticoso odierno sviluppo dei nostri Istituti, non è la* Memoria Passionis * ma come noi oggi la meditiamo, la viviamo e la testimoniamo. Una Memoria superficiale o salutaria e discontinua, che non orienta la vita e l'azione, è una forma di analfabetismo passionista che conserva in Congregazione persone in pratica estranee all'universo dl suo carisma specefico. Queste persone assicurano nel tempo solo la semplice identità teorica o canonica del carisma, ma non l'entusiamo di viverlo e comunicarlo. Se portiamo avanti una semplice fedeltà formale, e tanto peggio, toica, del carisma, non assicuriamo il futuro delle nostre Congregazioni. Dobbiamo alimentare nell'oggi l'entusiasmo e dinamismo iniziale, se vogliamo che esso passi nei seguaci. Il Maestro Echkart usava il termine * ebollizione interna o effervescenza *. Di quali persone hanno bisogno le nostre comunità e i nostri monasteri oggi ? Di persone rimaste entusiaste delle visione originaria e quindi fiduciose e coraggiose e che sono in grado di fare il passaggio dal passato al presente, dal presente al futuro; sono persone che non vivono il carisma per dovere o come routine, ma nella gioia dell'innamoramento verso il Crocifisso. Persone capaci di radicalità, contro-cultura, prudenza e rischio.

                        P. Leone Masnata cp.

Monastero Passioniste Vignanello

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