PER ME VIVERE E' CRISTO MORIRE E' UN GUADAGNO

MORIAMO INSIEME A CRISTO, PER VIVERE CON LUI

Dobbiamo riconoscere che anche la morte può essere un guadagno: perciò esercitiamoci , quotidianamente a morire e alimentiamo in noi una sincera disponibilità alla morte. Sarà per l'anima un utile allenamento alla liberazione dalle cupidigie sensuali, sarà un liberarsi verso posizioni inaccessibili alle absse voglie animalesche, che tendono sempre a invischiare lo spirito. Cosi accetando di esprimere già ora nella nostra vita il simbolo della morte, non subiremo poi la morte quale castigo.  Infatti la legge della carne lotta contro la legge dello spirito e consegna l'anima stessa alla legge del peccato. Dunque anche se siamo nel corpo cerchiamo di non seguire le voglie del corpo.

E' vero, non dobbiamo rinnegare i legittimi diritti della natura, ma dobbiamo però dar sempre la preferenza ai doni della grazia. 

 

Il mondo è stato redento con la morte di uno solo. Se Cristo non avesse voluto morire, poteva farlo. Invece egli non ritenne di dover fuggire la morte quasi fosse una debolezza, nè ci avvrebbe salvati meglio che con la morte.  Pertanto la sua morte è la vita di tutti. Noi portiamo il sigillo della sua morte; quando preghiamo la annunziamo; offrendo il sacrificio la proclamiamo; la sua morte vittoria, la sua morte è sacramento, la sua morte è l'annuale solennità del mondo. 

E che cosa dire ancora della sua morte, mentre possiamo dimostrare con l'esempio divino che la morte sola ha conseguito l'immortalità e che la morte stessa si è redenta da sè..? La morte allora, causa di salvezza universale, non è da piangere. La morte che il Figlio di Dio non disdegnò e non fuggi, non è da schivare. 

A dire il vero, la morte non era insita nella natura, ma divenne connaturale solo dopo. Dio infatti non ha stabilito la morte da principio, ma la diede come rimedio. Fu per la condanna del primo peccato che cominciò la condizione miseranda del genere umano nella fatica continua, fra dolori e avversità.  Ma si doveva porre fine a questi mali perchè la morte restituisci quello che la vita aveva perduto, altrimenti, senza la grazia, l'immortalità stata più di peso che di vantaggio.

 

 

 

 

L'aniam nostra dovrà uscire dalle strettezze di questa vita, liberarsi delle pesantezze della materia e muovere verso le assemblee eterne. 

Arrivarvi è proprio dei santi. Là cateremo a Dio quella lode che, come ci dice la lettura profetica, cantano i celesti sonatori d'arpa: 

Grandi e mirabili sono le tue opere, o Signore Dio onipotente; giuste e veraci le tue vie, o Re delle genti. Chi non temerà, o Signore, e non glorificherà il tuo nome..' Poichè tu solo sei santo. Tutte le genti veranno e si prostreranno dinanzi a te. 

L'anima dovrà uscire anche per contemplare le tue nozze, o Gesù, nelle quali, al canto gioioso di tutti, la sposa è accompagnata dalla terra al cielo, non più soggetta al mondo, ma unita allo spirito: * A te viene ogni mortale *.