L'AMORE SCONFINATO

PASSIONE DI GESU' (Lc 22,14-23,56 )

Ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi, prima della mis passione; Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finche non sia compiuto. Luca ci offre uno sprazzo di luce sulla dimensione interiore di Gesù, mentre si appresta a patire e morire; ciò che lo spinge è, come sempre per lui, la scelta radicale di adeguarsi alla volontà del Padre, ma s'intravede in queste parole anche un umanissimo desiderio di fraternità, di condivisione, di amicizia. 

E ricevuto un calice, rese grazie. Non siamo ancora al calice eucaristico propriamente inteso, ma solo alla prima delle quattro coppe di vino che si consumano nel corso della cena pasquale.

Da questo momento non berrò più del frutto della vite, finchè non verrà il regno di Dio; Secondo accenno esplicito alla morte ormai prossima. E' una ripresa degli annunci della passione e, come quelli, richiama implicitamente anche alla risurrezione. Il tono, comunque, pur nella serietà del momento contiene gli accenti della speranza e dell'attesa escatologica, con la certezza che il Padre non lo abbandonerà alla morte. Gesù è conscio di ciò che dovrà affrontare, ma si dimostra profondamente sereno, interiormente libero, sicuro del proprio destino ultimo e degli esiti ultimi di quanto sta per succedergli.

Il racconto dell'istituzione dell'Eucaristia contiene molte affinitàcon quello riferito da Paolo ( 1 Cor 11,23-25 ) e ha un marcato carattere sacrificale; Gesù si mette in stato di oblazione e non offre delle cose, ma se stesso, a beneficio di chi crede in lui.

LA MANO DI COLUI CHE MI TRADISCE E' CON ME, SULLA TAVOLA; Mangiando con lui, Gesù ammette anche Giuda alla comunione con sè, eppure è ben cosciente che questo discepolo sta per tradirlo definitivamente. Il contrasto è stridente e voluto dall'evangelista, come altre volte nel corso di questo racconto.

Voi siete quelli che avete perseverato con me nelle mie prove; Al contrario di Giuda, gli altri discepoli sono * perseveranti con Gesù nelle prove *,  perchè gli sono rimasti accanto, almeno fino a questo momento. Il Signore, dunque, riconosce che essi hanno raggiunto un alto grado di comunione con lui, tale da meritare loro uno speciale onore nella gloria del Padre.  E', dunque, Gesù stesso che istituisce uno stretto parallelo fra la comunione costante dei suoi discepoli ( quelli di allora come quelli di oggi ) con la sua sofferenza e la condivisione finale ed eterna della sua gloria.

Simone; ecco; Satana vi ha cercati per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te, perchè la tua fede non venga meno; Questo piccolo brano sembra riportato da un altro contesto. L'accenno di Gesù a satana e alla sua azione verso i discepoli riporta a quanto l'evangelista aveva segnalato sulle cause del tradimento di Giuda e fa quasi un parallelo con la prospettiva lucana della passione come ultimo assalto di satana nei confronti di Gesù. Pietro viene difeso dalle insidie del tentatore dalla preghiera di Gesù stesso e dal fatto di aver decisamente scelto di essere discepolo del Signore, perchè ha una missione particolare nei confronti dei suoi fratelli di fede. Gesù si premura anche di preavvisarlo; a lui, come agli altri discepoli, la terribile passione di Gesù costerà una dura lotta contro satana e i tanti agguati che, sotto diverse forme, tende ai discepoli che saranno accanto a Gesù nelle varie fasi della sua passione a motivo della terribile prova cui Egli verrà sottoposto; in queste ultime parole è apertamente riferito il testo di Isaìa sul * Servo sofferente *, con il quale Gesù viene chiaramente identificato.

Signore, con te sono pronto ad andare anche in prigione e alla morte......  Pietro, io ti dico; oggi il gallo non canterà prima che tu, per tre volte, abbia negato di conoscermi;  Pietro è un uomo dal carattere generoso, anche un pò frettoloso, come dimostra la sua dichiarazione, che sembra costringere Gesù a dichiarare la previsione del suo rinnegamento.  Come nei versetti 24-27 i capi della comunità cristiana venivano messi di fronte alla propria responsabilità di * servi * della fede dei fratelli loro affidati, ora viene ad essi richiamato il dovere della prudenza e della vigilanza su se stessi, sulla propria debolezza.

Il racconto dell'agonia morale-spirituale nel Getsemani segue molto da vicino quello di Marco, eccetto che per alcuni particolari, specialmente il riferimento alla teofania consolatoria mediante la presenza dell'angelo.  Gesù intensifica la propria preghiera, mentre si avvicina il momento più difficile e insidioso della propria vita. Il Getsemani, come Luca segnala, era il luogo * solito * dei pernottamenti di Gesù a Gerusalemme.

Con l'arresto, inizia la vera e propria passione di Gesù. Questo racconto di passaggio presenta gli avvenimtni seguenti come * l'ora delle tenebre * e mostra Gesù come colui che vince e vincerà sulla violenza mediante la pazienza e la capacità di amare anche i propri persecutori; spiccano, perciò, le parole tristi ma amorevole che egli rivolge a Giuda; * Giuda, con un bacio tu tradisci il Figlio dell'uomo ? *. 

Il processo giudaico non subisce evoluzioni nel corso della notte. Di Gesù prigioniero non viene riferito alcunchè, fino al mattino. Quest'assenza di notizie circa quanto avviene a Gesù subito dopo l'arresto e fino all'inizio del processo è tipica di Luca.

Pietro disse; O uomo, non so quello che dici.. Allora il Signore si voltò e fissò lo sguardo su Pietro, e Pietro si ricordò della parola che il Signore gli aveva detto... E' uscito fuori, pianse amaramente. L'incrocio dei due sguardi, avvenuto chissà  come nell'agitazione di quella notte interminabile, segna la presa di coscienza di Pietro; nonstatnte le sue spavalde dichiarazioni di fedeltà, si è realizzato quanto Gesù gli aveva detto poco prima. In quello sguardo, Pietro sperimenta in prima persona la misericordia del Signore di cui aveva sentito parlare da Gesù; non nasconde la realtà del peccato, ma la guarisce riportando l'uomo alla piena coscienza della propria realtà e dell'amore personale di Dio per lui.

Tu dunque sei il Figlio di Dio ??...  *Voi stessi dite che io lo sono....*. Che bisogna abbiamo ancora di testimonianza ?? L'abbiamo udito noi stessi dalla sua bocca; Il processo giudaico inizia ufficialmente con le prime luci del giorno ed è centrato sulla ricerca dell prove in base alle quali condannare a morte Gesù. Secondo Luca, quindi, i capi giudei non sono ricorsi a false testimonianze, ma- pur nella loro feroce avversione verso Gesù- si sono comportati con una certa correttezza giuridica verso di lui.

Gesù rispondendo positivamente alla domanda * Sei tu il figlio di Dio ?*, si mostra pienamente cosciente della propria dignità divina. In forza di essa, la sua sofferenza, la sua morte e la sua risurrezione sono testimonianza eloquente del Padre e della sua volontà benefica verso l'umanità.  In questo modo, però, egli * firma * la propria condanna a morte; è un bestemmiatore che profana il Nome e la realtà di JHWH,perchè se ne dichiara esplicitamente * figlio *.

Sei tu il re dei Giudei ??.... * Tu lo dici...*. Costuì solleva il popolo, insegnando *: Siamo al passaggio dal processo giudaico a quello romano; i capi ebrei consegnano il condannato al governatore perchè esegua la loro condanna e, per offrirgli una motivazione a lui accettabile, * addomesticano * i moventi della loro condanna, mostrandoli sotto un aspetto politico. Gesù, perciò, viene presentato come sobillatore del popolo e usurpatore del titolo regale d'Israele ( che ormai era divenuto quasi soltanto un ricordo o un'onorificenza ).

Lo strumento mediante il quale Gesù avrebbe perpetrato il suo reato, guarda caso, è la sua predicazione; quella parola di pace e di misericordia che aveva sparso a piene mani viene ora usata contro di lui !

Gesù conferma l'accusa, ma certamente la sua regalità non è davvero quella che veniva accusato di cercare, bensì uno dei riflessi della sua natura divina. Questo, però, nè Pilato nè gli altri sono in grado di capirlo.

Lo mandò da Erode; Pilato, avendo forse intuito che si cercava di coinvolgerlo in un * gioco sporco *, tenta probabilmente di disfarsi del prigioniero, addulcendo il rispetto della giurisdizione; Gesù appartiene a un distretto che non ricade, inquel momento storico, sotto la diretta responsabilità dei Romani, ma dipende da Erode Antipa.

Questi è presentato dai vangeli come un personaggio decisamente ambiguo; ammira ed è avverso a Giovanni Battista, a causa dei rimproveri del profeta contro la sua situazione matrimoniale irregolare e quasi incestuosa, infine lo arresta e poi lo fa uccidere per non fare una cattiva figura con i suoi ospiti. Poi cerca di conoscere Gesù per pura curiosità, avendone conosciuta la fama di operatore di miracoli, imbastisce un processo contro di lui, lo interroga di persona, ma poi - dinanzi al suo ostinato silenzio - lo abbandona agli scherni dei soladti, com'era avvenuto al termine del processo religioso- come avverà quando Gesù sarà crocifisso. Finisce col rimandarlo a Pilato.

Luca conclude questo episodio con una intererrante annotazione; il gesto di Pilato inaugura una nuova amiciazia fra lui ed Erode. Sulla limpidezza delle motivazioni di tale amiciazia le circostanze parlano chiaramente.

Mi avete portato quest'uomo come agitatore del popolo.... , non ho trovato in quest'uomo nessuna delle colpe di cuì lo accusate.  Come aveva anticipato nel primo incontro con Gesù e come ripeterà in seguito, Pilato dichiara di ritenerlo innocente. Cerca di convincere i capi e il popolo a lasciare andare Gesù, ma essi hanno ormai deciso la sua morte e insistono che sia condannato a morte.

In cosa è consistito l'interrogatorio effettuato dal governatore ?? Ben poco, a giudicare dalle poche frasi riportate da Luca. Eppure, Gesù ha risposto positivamente a Pilato, dichiarandosi * re dei Giudei *! A questo punto, è evidente che Pilato non lo considera un uomo pericoloso a livello politico, nè per l'ordine pubblico, forse anche perchè il tono della dichiarazione di Gesù non lasciava dubbi in questo senso.

E' abbastanza evidente l'intento dell'evangelista, che cerca di attenuare le responsabilità del governatore romano. Questi, tuttavia, è conosciuto dalle fonti storiche come un'uomo, per natura inflessibile e, in aggiunta alla sua arroganza, duro, capace solo di concussioni, di violenze, rapine, brutalità, torture, esecuzioni senza processo e crudeltà spaventose e illimitate, e che egli amava provocare la nazione a lui affidata, ricorrendo ora a sgarbi, ora a dure repressione.

Dopo averlo punito, lo rimetterò in libertà;  Il fatto di essere ritenuto innocente, comunque, non avrebbe risparmiato a Gesù una dura * punizione *, inflitta solo per non lasciare troppo deluse le attese dei capi giudei.

Togli di mezzo costuì!! Rimettici in libertà Barabba!. Rimise in libertà colui che era stato messo in prigione per rivolta e omicidio, e che essi richiedevano, e consegnò Gesù al loro volere; Alla fine, Pilato cede totalmente alle insistenze dei capi e del popolo, pur se non pronuncia alcuna condanna formale nei confronti di Gesù. 

Barabba, vero delinquente e agitatore politico, diventa così il primo uomo salvato ( almeno in quel momento ) dal sacrificio di Gesù.

Presero un certo Simone di Cirene, che tornava dai campi, e gli misero addosso la croce, da portare dietro a Gesù. Lo seguiva una grande moltitudine di popolo e di donne, che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui; Simone e le donne, più che testimoni privilegiati della passione, sono, in Luca, dei modelli di discepolato, persone che mostrano fattivamente al lettore come seguire il Signore. Grazie a loro e alla folla, inoltre. Egli non è solo mentre si avvicina alla morte, ma è attorniato da uomini e donne che gli sono profondamente ed emotivamente vicni, pur se hanno bisogno di convertirsi, cosa alla quale egli non manca di richiamarli, nonstante la sua terribile situazione.

Simone di Cirene viene * preso *, ma Luca non lo mostra riluttante nell'aiutare il Signore. La gran folla, è anch'essa, vivamente partecipe di quanto avviene a Gesù. Ciò crea un contrasto stridente con la folla che, poco prima, ne ha preteso la condanna a morte da Pilato.

Padre, perdona loro, perchè non sanno quello che fanno; Luca evidenzia la preoccupazione principale del Signore crocifisso che, pur nell'atroce dolore fisico causato dalle operazioni di crocifissione, prega per loro il Padre; non gli interessa la propria condizione nè le cause storiche che l'hanno prodotta, ma solo la salvezza di tutti gli uomini. Come lui, farà il martire Stefano, a dimostrare il carattere paradigmatico della vita e della morte di Gesù per l'esistenza di ogni cristiano.

Per sottolineare questo deciso orientamento di Gesù, Luca omette il grido dal tono angosciato che riferiscono gli altri sinottici; Dio mio, Dio mio, perchè mi hai abbandonato??

Crocifissero lui e i due malfattori.... Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno. Gli rispose; In verità ti dico; oggi con me sarai nel paradiso; L'episodio del dialogo con uno dei suoi compagni di condanna è emblematico del modo in cuì Luca comprende la morte di Gesù; un atto di autodonazione compiuto per amore e nell'amore per portare a salvezza il maggior numero di uomini, di qualunque condizione e in qualunque situazione si trovino.

Oggi; ( v.43 ); Il ladrone aveva parlato al futuro, ma Gesù gli risponde utilizzando il verbo al presente; la salvezza che Egli dona agisce subito, gli * ultimi tempi * iniziano con questo evento salvifico.

* Con me sarai * ; Espressione che indica la piena comunione che vige fra Dio e coloro che egli accoglie presso di sè nell'eternità. Secondo alcuni scritti apocrifi tardo-giudaici, il Messia doveva proprio aprire le porte del paradiso. 

Era già verso mezzogiorno... Gesù gridando a gran voce; * Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito *. Detto questo, spirò.  le ultime parole di Gesù, per la loro indole, sembrano in contrasto con la notizia dell'alto grido, che le precede.

Giunto agli estremi della sua vita umana, Gesù compie un supremo atto di fiducia nel Padre, per la cuì volontà Egli è arrivato a tanto. In queste parole si può intravedere un accenno alla risurrezione; il Padre gli riconsegnerà questa vita che ora Gesù gli affida.

Luca racconta molto stringatamente gli ultimi momenti di Gesù; non gli interessa indulgere su particolari che offrirebbero solo soddisfazione a una certa macabra curiosità, la stessa che attirava e attira tanti spettatori alle esecuzioni capitali in tutte le piazze del mondo.

                         

Visto ciò che era accaduto, il centurione dava gloria a Dio dicendo; * Veramente quest'uomo era giusto *. Così pure tutta la folla... ripensando a quanto era accaduto, se ne tornava percuotendosi il petto;  L'efficacia salvifica del sacrificio di Gesù agisce quasi immediatamente, con la sola evidenza dei fatti avvenuti; pagani ( come il centurione che ha comandato il plotone incaricato dell'esecuzione ) e Giudei ( la gente ) iniziano a cambiare. Il centurione * glorifica Dio * e sembra essere a un passo dal diventare un credente cristiano. Le folle giudee, forse senza accorgersene, si allontanano compiendo gesti di pentimento come Gesù ha chiesto alle donne di gerusalemme.

Tutti i suoi conoscenti... stavano, da lontano a guardare tutto questo; A preudente distanza, conoscendo le disposizioni romane che proibivano eccessivi gesti di lutto per i condannati alla croce ( pena il subire la stessa condanna ), il gruppo dei discepoli assiste attonito a tutta la scena. Luca non riporta alcun accenno alle loro emozioni o atteggiamenti; forse, il dolore e la violenza li hanno storditi fino al punto da renderli incapaci di qualsiasi reazione visibile.

Lo depose dalla croce, lo avvolse con un lenzuolo e lo mise in un sepolcro scavato nella roccia; Gesù ha davvero subìto il supplizio. E' davvero morto, come tanti altri uomini prima e dopo di lui, sulla croce, in un comune corpo di carne. Quest'evento senza il quale non vi sarebbe salvezza nè vita eterna per alcun uomo è verificato dal fatto che è necessario seppellirlo, tant'è vero che Luca si dilunga in alcuni particolari riguardanti il veloce rito di sepoltura realizzato da Giuseppe.

Il giorno di sabato osservarono il riposo come era prescritto; Come il Creatore si riposa nel giorno settimo della creazione, consacrando così il sabato, ora il signore fa il suo sabato nella tomba.

Nessuno dei suoi, ormai, sembra più capace di attendersi qualcosa; le parole di Gesù sulla risurrezione sono apparentemente dimenticate. le donne si limitano a preparare gli olì per rendere più dignitosa la sepoltura del Maestro.