GIUBILEO

            
 
 
I  GESTI  DI  MISERICORDIA;
DARE DA MANGIARE AGLI AFFAMATI;
     Per fare del bene bisogna partire dalle cose semplici; E il cibo è la più semplice di tutte. Sfamare chi si trova nel bisogno non è solo segno di buon cuore. Gesù stesso ci ha dato l'esempio, dalla nozze di Cana alla moltiplicazione dei pani e dei pesci, fino all'Eucaristia, Nel Vangelo il cibo è sempre un momento di gioia e di condivizione.
 
           
 
 
 

Argomento: GIUBILEO

Seppellire i morti

La tradizione biblica testimonia con abbondanza che la sepoltura dei morti è sempre stata un atto praticato con cura e amore. Non avere sepoltura è ritenuta una grave disgrazia e non dare sepoltura ai morti è considerata una grave colpa: al contrario, seppellire i morti meritevoli agli occhi di Dio, una delle espressioni più alte della carità.
Infatti il giudaismo prima e il cristianesimo poi vede nel consegnare un morto alla terra e nel custodire la sua tomba il segno dell'onore che si deve dare a chi è destinato alla risurrezione, quando quelli che dormono nella polvere della terra si risveglieranno.
Senza entrare nel dettaglio sulle diverse forme di sepoltura, è sufficiente che ognuno prenda coscienza di questo dovere nelle forme adeguate che rispettino non solo il legame individuale con la persona defunta, ma anche le relazioni che ebbe nella sua vita e ricordando sempre il dovere della preghiera di suffragio, che lega questa opera di misericordia spirituale; pregare Dio per i vivi e per i morti. Sant'Agostino afferma; Una lacrima per i defunti evapora, un fiore sulla loro tomba appassisce, una preghiera arriva sino al cuore di Dio.

Tiberio Cantabone.

Visitare i carcerati

Quando nel vangelo ascoltiamo le parole solenni del Figlio dell'uomo glorificato identificarsi col carcerato non possiamo rimanere indifferenti.
Se la visita agli ammalati, il soccorso ai poveri può suscitare tenerezza e non fatichiamo a capire che Cristo si riconosca in queste persone deboli, il fatto che egli si possa identificare in un carcerato, che è lì perchè qualcosa di grave ha commesso, suscita immediatamente un pò di ripulsa e stizza.
L'amore che Gesù propone, però, va ben al di là delle azioni puntuali dell'uomo, egli lo ama per il semplice fatto che è una creatura di Dio, è oggetto della sua benevolenza, lui che fa sorgere il suo sole sui buoni e sui cattivi e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti.
In lui non c'è preferenza di persona, il suo è uno stile di solidarietà con il peccato, perchè il peccatore si converta e ristabilisca nella giustizia la sua vita.
Così dev'essere l'animo che ci guida in questa opera di misericordia, purtroppo spesso disattesa e ignorata; essa richiede coraggio, sensibilità umana e capacità di grande ascolto del vissuto altrui per capire le ragioni che l'han portato fin lì e così poter dire una parola che illumini, risollevi e apra alla speranza.
Certamente ci dev'essere una sempre maggiore disponibilità dei responsabili delle carceri perchè quanti desiderano possano incontrare i reclusi in un clima sereno e accogliente.

Tiberio Cantaboni.

Visitare gli infermi

Essere; colpiti da una malattia, specie se grave, è un evento del tutto particolare nella vita; significa sperimentare con angoscia che non siamo più noi e la nostra volontà a dire al corpo ciò che deve fare, ma è il corpo a darci ordini, impedendoci di agire come vorremmo e obbligandoci a vivere in un modo che ci disorienta.
E' un'esperienza che presto o tardi ogni uomo fa nella vita e che assomma la dimensione fisica a quella spirituale. Per questo nel rapportarsi ad un ammalato è necessario tener presente non solo il + caso clinico *, cioè la patologia, ma anche tutta la sfera dei suoi sentimenti, delle sue prospettive, delle paure che il malato prova.
La Bibbia attesta diverse modalità nel rapporto con la persona inferma; una relazione asettica e di circostanza, che Giobbe definisce come * consolatori stucchevoli *, raffazzonatori di menzogne, medici da nulla e, al contrario, una relazione in cui la compagnia e l'ascolto diventa una vera compassione, un patire con, facendo dei sentimenti dell'altro i nostri stessi sentimenti.
Come il Samaritano che, vedendo l'uomo piagato, gli passò accanto, lo guardò con amore e ne ebbe compassione.
Ognuno ha accanto a sè conoscenti o parenti provati dalla malattia e vivere in profondità questa opera di misericordia significa trasfondere in noi lo stile di Gesù, così da poter donare vero conforto e pace del cuore a quanti accostiamo.

Tiberio Cantaboni.

Alloggiare i pellegrini/ praticare l'ospitalità

Sarà successo a tutti di imbattersi in alcune località diverse dal consueto ambiente di vita e, vedendo il grado di ospitalità delle persone del luogo, di complimentarsi per la loro accoglienza e cortesia.
L'opera di misericordia che invita ad alloggiare i pellegrini, sebbene in origine potesse riferirsi a quanti si trovavano in viaggio per una motivazione di carattere religioso, oggi non perde di valore nelle mutate situazioni della nostra società, perchè essa non si riferisce tanto al * chi * bisogna accogliere, ma al fatto * che * la nostra vita deve aprirsi con disponibilità all'altro.
Viviamo in un mondo in cui troppe volte siamo spaventati gli uni nei confronti degli altri, ci temiamo a vicenda, sempre pronti ad entrare in cause legali al primo screzio, fosse anche solo presunto. Jean Danièlou ha una riflessione molto illuminante; * La civiltà ha fatto un passo decisivo, forse il passo decisivo, il giorno in cui lo straniero da nemico ( hostis) e divenuto ospite ( hospes ).
Ed è con questo spirito che bisogna affrontare le situazioni drammatiche del nostro oggi, in cui assistiamo a frequenti migrazioni, a sbarchi continui di profughi, a persone che bussano alle nostre porte e chiedono, prima che denaro, un sorriso di accoglienza e un tetto dove poter sentirsi a casa. La terra non è importante perchè ci abitiamo noi, ma perchè è lo spazio vitale voluto da Dio per ogni sua creatura.

Tiberio Cantaboni.

Indulgenza

Cos'è l'indulgenza ??
Come dice la parola stessa, l'indulgenza significa l'Amore indulgente, cioè misericordioso, di Dio nei confronti dell'uomo peccatore.
L'indulgenza è la remissione dinanzi a Dio della pena temporale per i peccati, già rimessi quanto alla colpa, remissione che il fedele, debitamente disposto e determinate condizioni, acquista per intervento della Chiesa, la quale, come ministra della redenzione, autoritativamente dispensa e applica il tesoro delle soddisfazioni di Cristo e dei santi ( CCC, 1471 ).

CONDIZIONI PER OTTENERE L'INDULGENZA
1, Un atteggiamento di effettivo distacco da ogni peccato, anche veniale, per iniziare una vita nuova.
2, La celebrazione del sacramento della Penitenza, nello stesso giorno o nei giorni vicini, per ottenere il perdono dei peccati.
3, La partecipazione all'Eucaristia, possibilmente nello stesso giorno. E' il momento vertice dell'incontro sacramentale con Cristo, nostra pace e nostra riconciliazione.
4, La preghiera secondo le intenzioni del Santo Padre, come testimonianza di comunione con tutta la Chiesa.
5, Atti di carità e di penitenza che esprimano la conversione del cuore operata dai sacramenti.
Questi atti sono;
6, Il pellegrinaggio ad una Chiesa designate in ogni Diocesi.
7, L'ndulgenza plenaria può essere ricevuta una sola volta al giorno, anche tutti i giorni dell'anno giubilare.
La può ricevere per sè o applicare alle anime dei defunti.

Vestire gli ignudi

Quando si parla di nudità, si entra in un contesto estremamente delicato per ogni uomo, perchè fa parte della propria intimità, un settore della vita che ognuno è chiamato a conservare con prudenza e rispetto verso se stesso.
E questo lo si fa * indossando l'abito * e facendo così in modo che il nostro presentarci in società non susciti imbarazzo nè personale nè altrui. La nudità, al contrario, espone l'uomo immediatamente al proprio senso del limite creaturale; l'uomo nudo è più esposto al freddo, alle malattie, alle contaminazioni.
Dal punto di vista religioso, e più esattamente della storia della salvezza, l'essere nudi indica il senso di inadeguatezza e di vergogna che provano Adamo ed Eva dopo la trasgressione del comandamento di Dio, quando il Signore stesso dovette fare per l'uomo tuniche di pelle e vestirli.
Questa cura che Dio ebbe per i progenitori, segno della sua misericordia nonostante il loro peccato, indica che la dignità di ogni uomo va oltre quanto può aver compiuto durante la vita in bene o il male, va oltre i confini del conoscersi o meno, dell'appartenere a una nazionalità o a un'altra.
Ad ogni uomo va riconosciuto il diritto di poter * indossare un abito *, cioè di potersi presentare agli altri senza provare vergogna. Vestire gli ignudi oggi, più che un atto meramente pratico, potrebbe divenire un impegno nel preservare il valore stesso dell'essere umano, rispettandolo e amandolo.

Tiberio Cantaboni.

Vangelo della misericordia

La giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato quest'anno guarda, in particolare, al cammino dei migranti che, in questi ultimi mesi, si è incrociato ancora più intensamente con quello dei rifugiati, cioè di chi è in fuga da 33 guerre in atto nel mondo, da disastri ambientali sempre più frequenti, da persecuzione politica e religiosa.
Le immagine di questi mesi, che hanno alternato gesti di solidarietà e accoglienza a paure e nuove muri che si sono innalzati ai confini dell'Europa nei confronti dei migranti, unitamente alle parole di papa Francesco, all'Angelus di domenica 6 settembre 2015, che invitavano ogni parrocchia, casa religiosa, monastero, santuario d'Europa ad accogliere una famiglia di richiedenti asilo e rifugiati, hanno interpellato la nostra coscienza a costruire cammini rinnovati di incontro e di accoglienza con i migranti e i rifugiati, quale segno concreto di una Chiesa della misericordia.
In ogni nostra comunità, in questo anno giubilare straordinario, alla luce della spiritualità del Concilio Vaticano II, siamo chiamati a una fantasia della misericordia, che sappia tradurre in gesti rinnovati, semplici e concreti, l'opera di misericordia corporale * ero forestiero e mi avete ospitato *.

Mons, Giancarlo Perego.

Opera di misericordia

DAR DA MANGIARE AGLI AFFAMATI;
Al centro della preghiera del Padre nostro c'è l'invocazione a Dio perchè ci doni sempre il pane quotidiano e questo significa quanto stia a cuore al Signore che ogni uomo abbia il necessario sostentamento per una vita dignitosa e serena. Tuttavia, come per ogni aspetto della fede, se all'inizio ci deve essere la richiesta perchè si manifesti la Providenza di Dio, l'uomo non ne deve però essere solo recettore, ma si deve rendere collaborazione del disegno divino e mettere a disposizione le proprie risorse perchè ogni uomo abbia il * pane quotidiano *.
L'esempio della prima comunità cristiana è illuminate; .. Vendevano le loro proprietà e sostanze e le dividevano con tutti, secondo il bisogno di ciascuno. Ciò non significa annullare la proprietà privata, ma sapere che, laddove c'è un bisogno, ognuno, secondo le proprie possibilità, ha il compito, come discepolo del Signore, di farsi prossimo a chi è nell'indigenza.
Benchè vi siano molte forme concrete per soccorrere chi vive nella fame, oggi è importante recuperare il significato profondo e spirituale dell'agire istituzionale e di volontariato; sapere cioè che per poco o tanto che si faccia concretamente, si agisce perchè riconosciamo nell'altra persona una dignità uguale a quella che esigiamo per noi stessi. Migliorando la qualità spirituale, migliorerà anche la quantità di quanto sapremo mettere a disposizione dell'altro.

Misericordia

E' mio vivo desiderio che il popolo cristiano rifletta durante il Giubileo sulle opere di misericordia corporale e spirituale. Sarà un modo per risvegliare la nostra coscienza spesso assopita davanti al dramma della povertà e per entrare sempre di più nel cuore del Vangelo, dove i poveri sono privilegiati della misericordia divina.
Con queste parole, contenute nella Bolla d'indizione dell'anno giubilare Misericordiae Vultus, Papa Francesco dà un chiaro indirizzo apportarsi agli uomini, a tutta la Chiesa, perchè la riflessione sulla misericordia non si fermi semplicemente a un'espressione di concetti, ma si radichi nel modo stesso che Dio ha scelto per parlare di misericordia; L'ha resa fattiva nel suo rapportarsi agli uomini, mostrandosi un Dio sollecito verso le necessità dei poveri e dei sofferenti nell'anima e nel corpo.
Così Gesù Cristo, più che offrire una catechesi fatta solo di parole e di immagini, ha preferito farsi vicino ai malati, ai bisognosi di conforto e di attenzione, ai peccatori per reintegrarli nella giustizia e nella verità. Riscoprire le * opere di misericordia *, in quest'anno giubilare, significa allora capire che misericordia è un'opera, qualcosa che si fa, e cosi diventa educante sia per chi la compie sia per chi la riceve. Pian piano allora verranno proposte alcune riflessioni su questi aspetti, passando in rassegna le diverse opere di misericordia.
Tiberio Cantaboni.

R: Misericordia

Il Giubileo della Misericordia è una festa straordinaria del perdono alla quale Papa Francesco, a nome del Signore, chiama tutti, * ciechi, storpi e zoppi * da tutte le periferie esistenziali. Non sono escluse le donne che hanno vissuto il dramma dell'aborto, nè i carcerati che si sono macchiati di delitti orrendi e che scontano la loro giusta pena. La condizione è una sola e irrinunciabile; essere sinceramente pentiti e decisi a cambiare vita. C'è un solo peccato imperdonabile perchè chiude la porta al Signore che bussa; quello contro lo Spirito Santo, cioè non credere alla misericordia di Dio che si è manifestata in Cristo.
Silvano Sirboni.

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