Argomento: GIUBILEO

Consolare gli afflitti

Quando Gesù invita i discepoli a non sprecare parole nella preghiera, come invece fanno i pagani, è perchè egli sa che Dio non è lontano dal suo popolo, sa ciò di cui ha bisogno, è vicino all'umanità sofferente e viene incontro ad essa con la sua tenerezza e misericordia. In Gesù il Padre ha voluto mostrare che cosa significhi tutto ciò; la Lettera agli Ebrei afferma che noi * non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia prendere parte alle nostre debolezze; egli stesso è stato messo alla prova in ogni cosa come noi, escluso il peccato.
Cosi Gesù è stato in grado di provare compassione per quanti erano nell'afflizione, perchè egli stesso l'ha sperimentata; si è commosso profondamente per la morte dell'amico Lazzaro, ha pianto perchè Gerusalemme non aveva saputo riconoscere il tempo della salvezza, ha pregato il Padre * con forti grida e lacrime. Non solo, senza esserne toccato, ha voluto però sperimentare l'abbruttimento a cui porta il peccato e cosi si è reso solidale con quanti erano ammalati nel corpo e nello spirito.
Gesù è allora un grande esempio di come ci si debba accostare a chi è nell'angoscia e nel'afflizione; con garbo, cautela, ma soprattutto condividendo il suo stato, provando vera compassione e pietà, cercando maggiormente la vicinanza spirituale che vuote parole, le quali a volte rischiano di rimanere esterne o addirittura fuori luogo.

Tiberio Cantaboni

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