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R: Venite a mangiare

Questa pesca sul lago di tiberiade mi rimanda con forza e chiarezza all'inizio del vangelo, dove Gesù chiama i primi discepoli, gli stessi che sono ancora presenti quì; Pietro, Giacomo e Giovanni, Nataele. Il pranzo con Gesù, il pasto col pane e i pesci mi riporta al cap.6, dove era avvenuta la grande moltiplicazione dei pani, la rivelazione del Pane di Vita.
Il colloquio intimo e personale di Gesù con Pietro, la sua triplice domanda; Mi ami ?, mi conduce di nuovo alla notte della Pasqua, dove Pietro aveva rinnegato il Signore per tre volte.
E poi, se guardo appena poco più indietro nel vangelo, trovo le stupende pagine della risurrezione; la corsa di Maddalena e delle donne al sepolcro nella notte, la scoperta della tomba vuota, la corsa di Pietro e Giovanni, il loro piegarsi sul sepolcro, la loro contemplazione, la loro fede; trovo ancora gli undici chiusi nel cenacolo e l'apparizione di Gesù risorto, il dono dello Spirito, l'assenza e l'incredulità di Tommaso, poi recuperata da una nuova apparizione; ascolto la proclamazione di quella stupenda beatitudine, che è per tutti noi, oggi, chiamati a credere, senza aver visto.
E dopo queste cose giungo anch'io quì, sulle acque di questo mare, in una notte senza pesca, senza niente fra le mani. Ma proprio quì, proprio a questo punto, io sono raggiunto, sono avvolto dalla manifestazione, dalla rivelazione del Signore Gesù.
Sono qui, dunque, per riconoscerlo anch'io, per buttarmi in mare e raggiungerlo, per partecipare al suo banchetto, per lasciarmi scavare dentro dalle sue domande, dalle sue parole, perchè, ancora una volta, lui possa ripetermi; seguimi ! e io, finalmente, gli dica il mio ; Eccomi, più pieno, più vero, valido per sempre.

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