NEL FUOCO D'AMORE DELLA TRINITA'

 

UN ITINERARIO DI SANTITA' CON SAN PAOLO DELLA CROCE

Vi raccomando di andare spesso, in spirito, a pescare nel mare santissimo delle pene di Gesù Cristo e dei dolori di Maria Santissima. In questo gran mare pescherete le gioie delle sante virtù del dolce Gesù e l'anima vostra resterà sempre più bella e adorna di queste preziose margherite.... Questa divina pesca nel mare della divina Carità, da cui procede questo mare della passione santissima di Gesù Cristo, che sono due mari in uno, si fa nel regno interno dello Spirito, in fede purissima e amore ardente. 

 

L'8 maggio 2015, la Comunità delle monache passioniste di Vignanello celebra il centenario della fondazione del Monastero dedicato il centenario della fondazione del Monastero dedicato a San Lorenzo Martire. In questa occasione la Comunità, insieme col padre Leonardo di Girolamo, primo promotore del Movimento Laicale Passionista in Italia, ha voluto pubblicare e offrire questo itinerario di santità con san Paolo della Croce. E' uno strumento utilizzabile da singoli o gruppi come scuola di vita cristiana autentica, per un cammino di santificazione personale e comunitaria. Esso viene offerto a tutti, ma ovviamente viene in particolare a chi si sente chiamato a condividere il carisma di san Paolo della Croce nella Famiglia Passionista, costituità da religiosi, religiose e laici.

La comunità delle Passioniste di Vignanello intende dedicato specialmente a tutti i laici della Famiglia passionista, con particolare riferimento agli amici del Monastero di Vignanello, a coloro che hanno adottato giovani indonesiane, nel monastero di Maumere o nei monasteri italiani, per rendere possibile la realizzazione della loro vocazione e la loro formazione.

La sua preziosità si trova nel fatto che esso è costituito essenzialmente da passi delle Lettere di direzione spirituale del Santo Fondatore, indirizzate a cristiani del suo tempo, ma che sentiamo valide anche per noi oggi, come allora. Ci possiamo domandare; è possibile riesprimere il cammino di santificazione che Paolo proponeva ai suoi discepoli in modo che valga come concreto itinerario di santificazione anche per il nostro tempo?? Penso di sì, e penso anche che sia sicuramente efficace e, almeno per i suoi discepoli, urgente. 

Non avendo, però, Paolo scritto dei trattati di spiritualità e nemmeno degli schemi per un itinerario, mi sono posto anzitutto una domanda metedologica; Quale via scegliere per esporre le sue riflessioni e i suoi insegnamenti, in una maniera non certamente astratta e libresca, ma tuttavia organica e comprensibile ?? Mi è sembrato che la via più oggettiva e corrispondente alla personalità spirituale del Santo sia quella della Trinità, Paolo ha vissuto la partecipazione alla Passione all'interno della Trinità. E' un aspetto questo forse non abbastanza svilupatto negli studi fatti finora. Giovanni Casoli, del movimento dei Focolari, facendo una presentazione della biografia di Paolo, dava al suo articolo il titolo Paolo della Croce e della Trinità. Sulla base degli scritti propri di Paolo e delle testimonianze attendibili che lo riguardano, vedremo come egli viva misticamente la circolazione di amore e di dolore che esiste all'interno della Trinità. Vedremo, anzitutto, come lui percepisca chiaramente il Padre, dal quale tutto ha origine e al quale tutto deve tornare , come percepisca la specifica dell'azione del Figlio e dell'azione dello Spirito Santo in noi, che siamo Chiesa, cioè suo Corpo vivo.

Procederò con continue citazioni tratte normalmente dagli scritti di Paolo, soltanto qualche volta dalle testimonianze più attendibili, in modo che non sia la mia impostazione o la mia riflessione a prevalere, ma siano i suoi scritti che parlano ancora, come, del resto, parlano al nostro cuore le esortazioni contenute nelle Lettere degli apostoli. La narrazione della sua esperienza di Dio e con Dio integrerà continuamente le citazioni dei suoi insegnamenti. Infatti, si tratta quì di una didattica esistenziale; Paolo insegna ciò che vive, insegna vivendo e vive insegnando. Rende testimonianza. I brani quì riportati non sono da leggere velocemente come conferme delle asserzioni da me fatte, ma sono da meditare lentamente, parola per parola. Allora porteranno certamente frutti di santità e ognuno di noi ne potrà fare esperienza e renderne testimonianza. 

Il concilio Vaticano II ha sfatato in modo chiaro la persuasione purtroppo assai diffusa e dominante secondo cui la santità è riservata alle persone chiamate a una speciale consacrazione, cioè, per dirlo popolarmente, a preti, frati e monache. Ha parlato di una vocazione universale alla santità; Tutti i fedeli di qualsiasi stato o grado, sono chiamati alla pienezza della vita cristiana e alla perfezione della carità ( cfr Lumen Gentium, 40 ). A questo principio, il Concilio aggiunge immediatamente una riflessione sulla quale non è inutile fermarsi, specialmente in questo anno nel quale la Chiesa italiana riflette sull'umanesimo cristiano; * da questa santità è promosso, anche nella società terrena, un tenore di vita più umano*. 

All'inizio del nuovo millenio il santo pontefice Giovanni Paolo II ha richiamato questo insegnamento del Concilio nella Lettera apostolica Novo millenio ineunte ; In primo luogo non esito a dire che la prospettiva in cui deve porsi tutto il cammino pastorale è quello della santità. E papa Francesco, nell'Esortazione apostolica Evangelii gaudium, ha richiamato un testo di Paolo VI, definendolo memorabile; * La Chiesa deve approfondire il mistero di se stessa, meditare sul mistero che le è proprio. Deriva da questa illuminata e operante coscienza uno spontaneo desiderio di confrontare l'immagine ideale della Chiesa, quale Cristo vide, volle e amò come sua sposa santa e immacolata e il volto reale, quale oggi la Chiesa presenta.. Deriva perciò un bisogno generoso e quasi impaziente di rinnovamento, di emendamento cioè dei difetti, che quella coscienza, quasi un esame interiore allo specchio del modello che è Cristo di sè ci lasciò, denuncia e rigetta. 

A soddisfare questo bisogno generoso, ci aiuta san Paolo della Croce, esprimendolo con l'immagine della ste; * Dite dunque a Gesù; O mio Sposo, o mia vita, o mio fonte di amore, fatemi l'elemosina di darmi un poco da bere !! quanta sete ho Gesù caro! E poi accostatevi al Cuore di Gesù e bevete e levatevi la sete. Bevete a fiumi l'amore divino, bevete a mari, ma fiumi e mari di fuoco. 

                                     DIO  PADRE  IL * MARE DELLA DIVINA CARITA' *

L'ATTENZIONE DI pAOLO DELLA cROCE VERSO LA PRIMA PERSONA DELLA TRINITA'

Cosiderando Paolo della Croce l'apostolo della Passione di Gesù, si potrebbe essere portati a pensare che la sua spiritualità sia tutta chiusa nella Persona del Figlio e nel suo mistero centrale, la Passione e la risurrezione. Quando si parla del posto centrale che nella sua spiritualità ha Dio Padre alcuni rimangono sorpresi. Ma un minimo di attenzione ai suoi scritti conferma quest'affermazione.

In Paolo della Croce è molto forte un'esperienza di Dio che si potrebbe qualificare come metafisica. Questo termine non ci deve trarre in inganno; non è una mistica che sviluppa la percezione fondamentale di ogni uomo di non avere in sè consistenza e di non trovare consistenza in tutte le cose che lo circondano, delle quali ha esperienza, percezione unità alla certezza che ci deve essere ciò che ha consistenza, ma che questo non è conoscibile nell'esperienza ordinaria. Potremmo chiamare questo primo aspetto la mistica della creatura che percepisce Dio e cerca di avvicinarsi a Lui, a Dio inteso come Dio prima ancora che come Padre. 

Per essere santi ci vuole una N e una T. Chi camminava più di dentro indovinava il significato, ma chi non era ancora entrato in vera, profonda solitudine non sapeva indovinarne il significato.. Ed io aggiungo; la N  sei tu che sei un orribile nulla; la T è Dio che l'infinito Tutto per essenza. Lascia dunque sparire la N del tuo niente nell'infinito Tutto che è Dio ottimo massimo ed ivi perditi tutto nell'abisso dell'Immensa Divinità. Oh che nobile lavoro è questo............

Continua........