NATALE DEL SIGNORE

 

 

                                     

UN  BAMBINO  E'  NATO  PER  NOI

Per riconquistare gli uomini, per sollevarli verso di sè, per parlare con loro, Dio è venuto quaggiù come un bambino, come un balbettìo che è facile soffocare. E molti effettivamente lo soffocano. Lo soffocano facendo del Natale la festa del consumo, dello spreco istituzionalizzato; festa dei regali e dei lustrini, della tredicesima e del panettone, festa di una certa poesia di generale bontà, di un sentimentalismo che si vernicia di generosità e commozione.

Altri soffocano DIO-BAMBINO impedendogli di crescere; Dio rimane bambino per tutta la loro vita; una freagile statuetta di terracotta, relegata in una scatola, che si depone nella bambagia una volta all'anno; solo una scusa per dare un certo * colore * religiorso. Le parole che questo bambino ha portato agli uomini non sono ascoltate; sono impegnative ed inopportune.

                  

VENNE  FRA  LA SUA  GENTE

La venuta di Gesù, non è una tradizione annuale, non è un mito, non è una favola. Gesù è parte vera della nostra storia umana. Il senso teologico della venuta di Cristo non distrugge di per sè la cornice festosa e la poesia del Natale, ma la ridimensiona e la colloca nel giusto contesto; Gesù che nasce è la Parola di Dio che si fa carne; noi, esseri umani, siamo portati forse a soffermarci di più sul bambino, tenero e fragile, che non sul suo aspetto di Verbo Incarnato. Per questo nella liturgia di oggi il lieto annuncio della nascita di Cristo ci viene dato con le parole di Luca e con quelle di Giovanni. Luca si sofferma su alcuni paricolari storici che ci danno una sufficiente garanzia di storicità e credibilità e ci mostrano un Gesù povero, figlio di umili artigiani, un numero soltanto in una remota provincia dell'impero romano, un portatore di tutte le promesse dell'Antico Testamento, anche se in un modo un pò diverso da quello atteso e sospirato dal popolo ebraico, tanto che solo i poveri, gli * svuotati *, i vigilanti lo riconoscono. Giovanni inserisce l'Incarnazione nel piano della storia della salvezza. Come attraverso il Verbo eterno era sbocciato la prima creazione, per opera dell'Incarnazione dello stesso Verbo avviene una nuova creazione; l'uomo accede alla condizione di figlio di Dio; il rapporto uomo-Dio che il peccato aveva interrotto è risaldato in Cristo. Divenuto figlio di Dio l'uomo è in grado di realizzare il suo compito di creatura; egli può rivolgersi a Dio e chiamarlo * padre * ed è libero perchè è figlio e non servo, ed ama gli altri uomini prechè fratelli.

                           

UN UOMO COME NOI

Non è facile neppure tentare di descrivere l'unico grande mistero dell'Incarnazione di Dio. Come scrive Giovanni, * non basterebbe tutti i libri della terra *.

In tutte le testimonianza della fede cristiana primitiva è chiara una cosa; nell'ambito della storia si presenta un uomo, un uomo come tutti noi, tale però che in tutta la sua esistenza terrena, dalla nascita fino alla teribile morte in croce, oltrepassa le dimensioni dell'umano e proprio per questo ci apre una porta che fa intravedere la trascendenza dell'esistenza umana. Un uomo che compie segni straordinari e pronuncia parole che non tramontano; mette in pretica l'amore come nessun altro e rivela che cosa è l'amore che salva gli uomini; è immagine e segno di Dio in questo mondo. Un uomo, nel quale l'eterno irrompe nel tempo, attravreso il quale gli uomini vengono a conoscere le profondità e le altezze della esistenza umana.

Egli diventa speranza per gli uomini destinati alla morte, poichè morendo ci meritò la vita e ci aprì un nuovo futuro. Tutto ciò si rivela già nella sua nascita; il debole bambino che giace nella mangiatoia è il salvatore del mondo.