IO SONO IL PANE VIVO, DISCESO DA CIELO

 

IL DISSENSO TRA LA FOLLA

Costuì non è forse, il figlio di Giuseppe?? Di lui non conosciamo il padre e la madre?? Come dunque può dire; Sono disceso dal cielo ?? L'ironia è sottile. Gli increduli conoacono le origini terrene di Cristo, conoscono di certo il figlio di Giuseppe, ma non il figlio di Dio. 

Solo i credenti conoscono la sua origine trascendente per intervento diretto di Dio nella Vergine. Il passaggio da un linguaggio prettamente materiale, un pane di acqua e farina, a un linguaggio spirituale, un pane per l'anima umana. Come un tempo il popolo nel deserto, i Giudei mormorano; non comprendono l'origine e il dono di Gesù, come un tempo i padri rifiutarono la manna perchè cibo trppo leggero ora i figli rifiutano il Verbo fatto carne, pane disceso dal cielo che Gesù aveva detto solo l'affermazione;Sono disceso dal cielo. Poichè è questa che dà fondamento ai precedenti annunci, all'essere il pane della vita. La domanda; Costui non è forse...... è presente, in un contesto di stupore, nei vangeli sinotici. In matteo o in Luca il lettore attraverso i racconti dell'infanzia è già stato messo a parte della concezione verginale di Gesù. In Giovanni i Galelei hanno davanti chi dichiara di essere disceso dal cielo senza mettere in discussione la sua condizione umana. Figlio di Giuseppe vuol dire allora essere un uomo come tutti. 

ASCOLTARE

Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me !!  La sequela è determinata da un ordine ben preciso. Non è un invito, La sequela non scaturisce da una decisione autonoma e personale, ma dall'incontro con la persona di Gesù e dalla sua chiamata. E' un evento di grazia, non una scelta dell'uomo. Gesù chiama con autorità divina come Dio chiamava i profeti nell'Antico Testamento. Non i discepoli scelgono il Maestro come avveniva per i rabbì del tempo, ma il maestro sceglie i discepoli quali depositari dell'eredità di Dio che è molto di più che una dottrina o un insegnamento. La chiamata comporta l'abbandono dei familiari, della professione, un cambiamento totale dell'esistenza per una adesione di vita che non ammette spazi di autocentramento. I discepoli sono uomini del regno. La chiamata a diventare discepoli di Gesù è una chiamata escatologica. 

LA CONOSCENZA

Solo Gesù che è da Dio, ha visto il Padre e può rivelarlo definitivamente. L'uomo è chiamato a venire da Dio. La conoscenza del Padre non è una conquista, è una provenienza. Il movimento non è esterno. Se io cerco la provenienza esterna posso dire di avere un padre e una madre, creature del mondo creato. Se io cerco la provenienza profonda del mio significato esistenziale posso dire di venire dal Padre, creatore di ogni vita.

CHI  CREDE  HA  LA  VITA'  ETERNA 

Crdere alla parola di Gesù, alla sua rivelazione, è condizione per ottenere la vita eterna e poter essere * ammaestrati dal Padre*. Crdeo, mi appoggio a una roccia. La stabilità non è nel mio limite creaturale, nè nella realizzazione della mia perfettibilità uma. Tutto è stabile in Colui che non ha agganci temporali. Come può una creatura poggiare su di sè quando non è padrona di un solo istante di vita ??

MORMORARE

Se il nostro mormorio fosse quello di un vento leggero farebbe da sottofondo armonioso alle parole eterne che si fanno nostra carne; Io sono il Pane vivo disceso dal cielo. Quale sorpresa allora, sapendo che questo Pane eterno non è un estraneo, ma Gesù, il figlio di Giuseppe, un uomo di cui conosciamo padre e madre. Mangiamo e siamo noi assunti. Perchè chi mangia di questo pane vive in eterno. Un Pane che nasce da un amore di Padre. Siamo invitati a udire e imparare per andare a Lui sulla traiettoria dell'attrazione, sulla scia di quella fede che permette di vedere. Pane con pane, Carne con carne. Solo Colui che viene da Dio ha visto il Padre. E l'uomo lo ha visto quando ha fatto della sua carne la mangiatoia del Pane vivo. Deserto e morte, cielo e vita. Un dolce connubio che si compie in ogni Eucaristia, su ogni altare, quell'altare del cuore in cui la vita del Soffio divino consuma la creta sfigurata di un uomo smarrito.