IL DESTINO DELL'UOMO NUOVO

 

 

L'Ascenzione è la grande manifestazione gloriosa del Cristo risorto. Terminata la sua missione, Gesù sale al Padre. La sua presenza ora continua attraverso la Chiesa, con la sua Parola e il Pane di vita. Il racconto dell'Ascenzione di Cristo è dunque una dichiarazione di fede in Cristo Risorto.

CHIAMATI A GUARDARE IN ALTO

L'Antico testamento, in un linguaggio simbolico, presenta sempre * in alto * ( nei cieli ) le realtà di carattere superiore, mentre l'imperfezione della morte e della malattia sono sempre collocare * in basso *, là dove trova posto la realtà degli inferi. Nell'immaginario degli antichi tutto poteva essere diviso fra alto e basso. In questa concezione del mondo anche l'incontro fra Dio e l'uomo è pensato svilupparsi su di un piano verticale. Dio scende dal cielo per incontrare l'uomo e questo * ascende * a Dio a conclusione del suo cammino terrene. L'esistenza dell'uomo non è solo un cammino in avanti, inteso come progresso tecnologico e scientifico, ma soprattutto un cammino verso l'alto, verso la piena realizzazione umana. Leone Magno chiamava l'Ascenzione * la speranza del corpo * perchè in questo evento il cristiano trova garanzia della vittoria della vita sulla morte, del riscatto finale dal decadimento. Ma questa elevazione per l'uomo non rivela solo la promessa della sua risurrezione, indica anche il cammino della vita spirituale. 

Vivere secondo lo Spirito è frutto di un dono, è * nascere dall'alto* , è farsi accoglienti della grande benevolenza del Padre in favore dei figli. Nello Spirito il credente fa esperienza di un distacco dalle cose materiali per ascendere ad altre di carattere spirituale, diviene capace di speranza, avverte che la storia è proiettata verso un futuro glorioso. La vita spirituale non deve essere motivo di alienazione dei cristiani dagli impegni terreni e sociali, anzi rafforza l'impegno dei battezzati, che annunciano la venuta di un uomo nuovo in Cristo Gesù, un traguardo per la storia.

 

DALLO  SGUARDO  ALL'IMPEGNO

La partenza di Gesù non è un addio; l'Ascenzione va interpretata come l'inizio della nuova presenza del Signore nella Chiesa e in mezzo agli uomini. Per i discepoli vedere l'ascesa di Gesù è al contempo accogliere l'invito a continuare la sua missione. Gli evangelisti sottolineano, seppure con sfumature diverse. la necessità per i discepoli di non trovare riposo in questa visione, piuttosto mettersi in cammino per le strade del mondo. Lo sguardo dei discepoli al cielo rivelerà sempre una certa nostalgia, certamente sentita in profondità nella Chiesa primitiva. Guardare al cielo non significa attendere nell'inoperosità la venuta di Cristo. L'attesa del suo ritorno si realizza nell'impegno della testimonianza e nella sollecitudine della carità per i fratelli.

 

 

MISSIONARI  E  PROFETI

Riflettere sull'Ascenzione significa verificare la nostra missionarietà. Non si tratta solo di rimotivare, illuminati dalla parola di Dio, la propria vocazione, di cogliere questa occasione per rinnovare lo slancio di iniziative e progetti pastorali. Non è solo questione di dirsi * che si può fare di più, e magari anche meglio *.. Il sentirsi guidati dallo Spirito porta a chiedersi quale sia oggi il miglior servizio da rendere ai fratelli. 

Oggi la Parola (Marco 16, 15-20 )  domanda ai cristiani del terzo millennio di essere dei veggenti, forti nella chiara conoscenza della Verità Missionari perchè capaci di guardare più lontano di ciò che coglie lo sguardo comune, di saper interpretare gli avvenimenti alla luce di Dio, di saper comunicare lo splendore dei tempi ultimi ( tema che forse oggi è troppo taciuto ). Essere missionari oggi vuol dire che i cristiani sanno rendersi partecipi della storia, assumendo anche la responsabilità politica degli stati e delle loro istituzioni.