GESU' RIFIUTATO A NAZARET

 

UN PROFETA NON E' DISPREZZATO SE NON NELLA SUA PATRIA ( Marco 6,1-6 )

La pagina del Vangelo di Marco mostra Gesù che si reca come un profeta nella sua patria, a Nazaret, dove era vissuto trent'anni nel silenzio. Riceve lo stesso trattamento che tanti anni prima aveva ricevuto il profeta Ezechiele. 

I suoi compaesani lo sentono parlare nella sinagoga e rimangono sorpresi della sua sapiente predicazione. Si scandalizzano perchè non riconoscono la fonte della sua autorità.

IL RIFIUTO DI IERI E QUELLO DI OGGI

Dobbiamo riflettere seriamente su queste motivazioni del rifiuto. Sono le resistenze di sempre, radicate nel cuore dell'uomo e quindi anche nel nostro cuore che non vuole incontrare Dio. 

Anche questa pagina di Vangelo mette in luce chiaramente il metodo con cui Dio cerca di ricondurci a sè. Parla, sollecitando un ascolto che non sempre si esprime come la risposta più autentica del discepolo. La salvezza portata per le strade si manifesta solo a coloro che sanno accoglierla nella fede, nell'apertura del proprio cuore all'accoglienza del Signore. 

La parola di Dio nel vangelo di Marco che oggi meditiamo invita a credere in Gesù Cristo, il Figlio di Dio, aderendo alla verità della sua persona più che ai suoi miracoli. 

Credere ai miracoli forse sarebbe più facile, perchè si scoprirebbero appagate tutte le proprie aspettative religiose di sensazionalismo e trionfalismo. In Gesù il miracoloso non è lo straordinario, ma quanto di più ordinario caratterizzò la sua vita terrena. 

GESU'  E  LA  SUA  GENTE

Una gran parte della sua gente non ha riconosciuto il Cristo, ma le ragioni, che spiegano questo rifiuto toccano anche noi; anche noi siamo continuamente in pericolo di volerci salvare da soli, di riporre la nostra fiducia solo nei mezzi esterni, di portare nel nostro culto più formalismo che interiorità, di restringere, con le nostre interpretazioni troppo umane e troppo legate ad un particolare ambiente, l'universalità della nostra religione. Soprattutto, anche noi siamo nella continua tentazione di far tacere i profeti perchè ci scomodano dalle nostre posizioni acquisite e fanno saltare le nostre sicurezze.

Gesù non è venuto per confermarci nelle nostre sicurezze; la sua persona è sempre un segno di contraddizione, la sua parola provoca a fare delle scelte, a comprometterci. Eppure noi sappiamo prendere le giuste distanze, sappiamo metterci al di sopra delle parti, per non scomodare nessuno, per non provocare reazioni e rifiuti . 

Il profeta ci obbliga ad uscire dalla nostra posizione di equilibrio, a scuotere la nostra tranquillità; per questo è spesso urtante. Una costante di tutti i profeti è la difficoltà d'impatto della loro persona e del loro messaggio con i loro immediati uditori. In un mondo che cerca di vivere nella tranquillità, di approfittare egoisticamente dell'oggi, il profeta diventa per forza un segno di contradizione.

IL PECCATO

Con il peccato l'uomo, pretendendo di essere simile a Dio, vuol fare e decidere da sè ciò che è bene e ciò che è male. Da questa illusoria pretesa di autosufficienza e di rifiuto di Dio, risulta distrutta l'immagine stessa dell'uomo, smarrito il senso della vita, diviso in se stesso e dagli altri. Quanto più l'uomo rifiuta la comunione con Dio, infatti, tanto più diviene incapace di comunione con gli altri.

Il peccato si trasforma sempre in esperienza di separazione, divisione, lotta, contrasto e solitudine. E' una profonda incapacità a comunicare, a vivere in una unità d'amore, a comprendere e ad accogliere l'altro nelle sue aspirazioni ed esigenze.