GESU', IL PANE DI VITA

 

                               GIOVANNI 6, 51-58

RIFLESIONE

Gesù compie il vero Pesach della storia umana; Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine.

Passare; la nuova Pasqua è propeio in questo passaggio di Cristo da questo mondo al Padre attraverso il sangue del suo sacrificio. L'Eucaristia ne è il memoriale, pane del deserto e presenza di salvezza, patto di fedeltà e di comunione scritto nella persona del Verbo. L'historia salutis che per Israele si connota di eventi, di nomi, di luoghi conduce la riflessione di fede dentro una esperienza di vita che fa del nome di Jahvè non un nome tra i tanti ma l'unico Nome. Tutto ha sempre inizio da un incontro, da un avvenimento dialogico tra Dio e l'uomo che si traduce in un patto di alleanza, antica e nuova. Il mare dei giunchi è l'ultima frontiera della schiavitù oltre la quale si stende il territorio spazioso della libertà. In questo sepolcro d'acqua si depone il corpo dell'Israle vecchio e risorge L'Israele nuovo e libero. E' quì che nasce l'appartenenza di Israele. E ogni volta che si evocherà questo passaggio nelle acque della nascità più che un passato storico da richiamare alla memoria si riproporrà l'evento escatologico, capace di una pienezza divina che si attua nel presente, segno sacramentale dell'iniziativa di un Dio fedele nell'oggi delle nuove generazioni, nell'attesa della nuova e definitiva liberazione che il Signore offrirà. 

E' l'anelito di un popolo che nella notte di Pesach trova la sua profonda identità come singolo e come popolo, notte in cui il Figlio di Dio vivo si dona interamente come cibo e come bevanda.

TU PER TU CON GESU'

Quando noi ti pensiamo, Signore, non ricordiamo fatti avvenuti e compiuti nel tempo, ma entriamo in contatto con la tua realtà sempre presente e viva, vediamo il tuo continuo passaggio fra noi. Tu intervieni nella nostra vita per restituirci la somiglianza dell'appartenenza, perchè non si sciupi più tra le pietre della legge il nostro volto, ma trovi la sua massima espressione nel tuo volto di Padre , rivelato nel volto di un uomo, Gesù, promessa di fedeltà e amore consumato fino alla fine. Non è per nulla necessario uscire dalla ferialità dell'esistenza per poterti incontrare perchè la cura che tu hai verso le sue creature si spiega nelle nostre vicende umane come rotolo scritto nella prossimità di una esperienza. Tu infatti, Creatore dei cieli e della terra, ti nascondi nelle pieghe della storia e, seppure inizialmente in modo oscuro e implicito, ti lasci incontrare in quella trascendenza che non viene mai meno agli eventi. 

Quando la riflessione sulla vita porta al riconoscimento della tua presenza liberatrice, questo incontro non può che essere celebrato, cantato, espresso con simboli sacri, rivissuto nella festa con gioia grande. Per questo noi veniamo a te mai da soli, ma come popolo dell'alleanza. 

Il prodigio della tua presenza si realizza per pura gratuità sempre; nelle membra della Chiesa, lì dove due o tre si riuniscono nel nome di Gesù, nella scrittura, nelle predicazione, nei poveri e nei sofferenti, nelle azioni sacramentale dei ministri ordinati. 

Ma è nel sacrificio eucaristico che la presenza diventa reale; nel Corpo e nel Sangue c'è tutta l'umanità e la divinità del Signore risorto, presenza soatanziale.