GESU' E' IL PASTORE

               

LE MIE PECORE ASCOLTANO LA MIA VOCE....  ( GIOVANNI 10, 27-30 );

Le pecore di Gesù ascoltano la sua voce; si tratta non solo di un ascolto esterno, ma anche un attento ascolto, fino all'ascolto obbediente. Nel discorso del pastore questo ascolto esprime la confidenza e l'unione delle pecore al Pastore. L'aggettivo * mie * non indica soltanto il semplice possesso delle pecore, ma mette in evidenza che le pecore gli appartengono, e gli appartengono in quanto ne è il proprietario. 

LE SUE PECORE LO CONOSCONO;

Non sitratta di una conoscenza intellettuale; nel senso biblico * conoscere qualcuno * significa soprattutto avere un rapporto personale con lui, vivere in un certo qual modo in comunione con lui. Una conoscenza che non esclude i tratti umani della simpatia, dell'amore, della comunione di natura.

In virtù di questa conoscenza d'amore il Pastore invita i suoi a seguirlo. L'ascolto del pastore comporta anche un discernimento, perchè tra le tante voci possibili sceglie quella che corrisponde a una precisa persona ( Gesù ). In seguito a questo discernimento, la risposta si fa attiva, personale e diventa obbedienza. Questa proviene dall'ascolto. Quindi tra l'ascolto e la sequela del Pastore sta il conoscere Gesù.

La conoscenza di Gesù delle sue pecore apre un itinerario che conduce all'amore; * Io do loro la vita eterna * . per l'evangelista la vita è il dono della comunione con Dio. mentre nei sinottici * * vita * o * vita eterna * è connessa con il futuro; nel vangelo di Giovanni designa un possesso attuale.  Tale aspetto viene spesso ripetuto nel racconto giovanneo; * Chi crede nel Figlio ha la vita eterna *; In verità, in verità vi dico; chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna.

La relazione d'amore di Gesù si concretizza anche per l'esperienza di protezione che l'uomo sperimenta; si dice che le pecore * non andranno mai perdute *. Forse un'allusione alla perdizione eterna. E si aggiunge che * nessuno le rapirà *. Tale espressione suggerisce il ruolo della mano di Dio e di cristo che impediscono ai cuori delle persone di essere rapiti da altre forze negative. Nella Bibbia la mano, in alcuni contesti, è una metafora che indica la forza di Dio che protegge. Inoltre il verbo * rapire * suggerisce l'idea che la comunità dei discepoli non sarà esente dagli attacchi del male e delle tentazioni. Ma l'espressione * nessuno le rapirà * sta a indicare che la presenza di Cristo assicura alla comunità la certezza di una granitica stabilità che le permette di superare ogni tentazione di paura.